Lettori

Se l’alchimia della lettura ci farà condividere un pezzo di strada insieme e avrete voglia di scrivere le vostre emozioni e mandarmi qualche scatto, potete farlo in questo spazio…

 

19 thoughts on “Lettori

  1. Carmela il said:

    Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira…
    (da “Il giovane Holden”, J. D. Salinger)

    “Sette paia di scarpe” è uno di quei libri che lasciano senza fiato per la linearità narrativa e la minuziosa ricerca di dettagli stilistici e descrittivi. Ciò che colpisce è la capacità dell’autrice di far vivere al lettore l’esperienza di viaggio della protagonista, Aidha, e dei suoi fratelli, quasi come reale, attraverso la dettagliata descrizione dei paesaggi, dei profumi e dei sapori dei territori che i tre giovani attraversano, spostandosi dal Libano alla Siria. Quello di Aidha (e dei suoi fratelli) rappresenta, oltre che un viaggio concreto (di spostamento), anche un viaggio interiore, un viaggio simbolico di conoscenza e di ricerca del sé. Il viaggio diventa, dunque, per la protagonista, uno stimolo naturale verso la ricerca di ciò che è estraneo; è la sfida al confronto e la capacità di adattamento a situazioni impreviste ed imprevedibili. La capacità di adattamento è la peculiarità che contraddistingue Aidha e i suoi fratelli quando arrivano nello sperduto villaggio dei nonni e dei familiari materni che devono, pian piano, imparare a conoscere. Scavando nel passato della madre, così come gli archeologi scavano il tell (la collina attigua al villaggio materno), Aidha viene a conoscenza di verità nascoste, dolorose ma necessarie a comporre il puzzle della sua giovane vita: “Piangevo e rimettevo in fila i pezzi di quel passato nascosto, riaffiorato all’improvviso come il finale a sorpresa di un film”.
    Il viaggio interiore a questo punto diventa liberatorio, purificante. Aidha diventata matura prima del tempo, passa dall’essere una riflessiva adolescente all’essere donna, una donna forte e giudiziosa, legata al proprio paese e alla propria famiglia, nonostante la guerra, nonostante il dolore, nonostante tutto.
    “A volte chiedere aiuto è più difficile che fare da soli, e perdonare è più difficile che essere perdonati”.

    Il libro merita di essere letto. A Eliana auguro di consumare meno di Sette paia di scarpe per arrivare al successo…
    Ad maiora!

    • elianaiorfida il said:

      Cara Carmela, sono le tue parole a lasciarmi senza fiato.
      Ti ringrazio per esserti affidata con tanta empatia alla voce di Aidha, accompagnandola nel suo viaggio, che è poi il viaggio nella memoria di ciascuno di noi. Scrivimi pure “tutte le volte che ti gira”…

  2. Daniela il said:

    Cosa mi aspetto da un romanzo??? … da lettrice me lo chiedo sempre quando scelgo quale libro acquistare e mi rispondo considerando una serie di fattori per me imprescindibili…uno tra tutti l’Emozione; nelle ore che scelgo di dedicare alla lettura di un libro mi aspetto di provare emozioni nuove, immedesimarmi, crearmi delle aspettative e stupirmi, leggere con gli occhi quelle righe ma alzando lo sguardo immaginare i paesaggi, le scene, i personaggi, riconoscersi in taluni, avere simpatia per alcuni e sdegnarsi per altri, calarsi in un mondo anche lontano decenni o secoli e avere chiara la complessità del periodo, le dinamiche storico-politiche senza per questo essere influenzati dal giudizio dello scrittore. Ecco… sono questi soltanto alcuni degli elementi a cui dò rilievo e che ho ritrovato in “Sette paia di scarpe”; ho divorato questo romanzo in soli due giorni e apprezzato i suoi contenuti poiché il racconto è stato fonte di riflessione per comprendere quanto sia importante apprezzare le nostre radici mediterranee, la cultura e il senso di solidarietà che ci ha contraddistinto nel passato e che deve continuare a contraddistinguerci sempre. Grazie Eliana!

    • elianaiorfida il said:

      Grazie a te Daniela, per esserti immedesimata, emozionata, e anche per aver guardato con occhi nuovi ciò che ti circondava e ti era già familiare.

  3. Graziella Bindocci il said:

    Ho letto il tuo libro e mi è piaciuto molto, nelle tue descrizioni ho ritrovato immagini vissute, che se non avessi fatto questo viaggio avrei solo aprrossimativamente immaginato. Ho anche la cartina della Siria ed ho ritrovato i posti citati nel libro. Potrei per età essere forse tua madre ma ci lega un’affinità che esiste oltre il tempo.
    Graziella

    • elianaiorfida il said:

      Cara Graziella, è vero che ci unisce una sintonia particolare: ho provato le stesse emozioni incrociando lo sguardo intenso, carico di significati e desideri inespressi, dei bambini siriani ritratti nelle sue foto. Dai loro volti trapela l’anima di un grande Paese, che merita attenzione e sostegno.
      La ringrazio per l’ospitalità all’interno di questa importante mostra alla Limonaia Strozzi, nell’amata Firenze.

  4. Piero il said:

    Ho letto il libro in poche ore. Complimenti, mi è piaciuto moltissimo. Una bella storia, raccontata con una tecnica narrativa scorrevole e seducente, che attira sin da subito l’attenzione del lettore. Già il titolo è accattivante, ma poi anche l’ambientamento in Siria, paese nobilissimo, dal fascino antico e profondo e il contesto storico-archeologico, di per sé, particolarmente intrigante. Mi è piaciuta molto, dicevo, la storia, la sua ambientazione, la sua evoluzione. Mi sono piaciute tutte le descrizioni, sia quelle di tipo più umano, interiore e caratteriale che quelle più esteriori e paesaggistiche.
    Mi è piaciuto moltissimo il finale e il contestuale richiamo alla fiaba delle sette paia di scarpe. Bello anche il modo di intrecciare fantasia e realtà, descrivendo episodi che, sicuramente, traggono spunto da fatti realmente verificatisi.
    Altra cosa molto bella – e che condivido in pieno – è il richiamo alle abitudini popolari delle popolazioni calabresi inserito alla fine, che forse dovrebbero tenere un po’ presente coloro i quali si sbilanciano in affrettate, superficiali e, soprattutto, inopportune e non richieste valutazioni delle società, civiltà e culture “altre”.
    Ancora, ho potuto apprezzare moltissimo il giusto taglio dato all’aggressione criminale di uno stato come quello israeliano a danno di obiettivi e popolazioni civili, che non tutti hanno il coraggio di descrivere per quello che è.
    Nobilissima, infine, l’idea di rendere immortali i veri e reali protagonisti della storia attraverso i loro nomi propri, scelti per i personaggi del racconto.

    • elianaiorfida il said:

      Caro Piero,
      grazie per il tuo commento appassionato, attento ai piccoli dettagli sospesi tra realtà e immaginazione, così come agli spunti più ampi di riflessione sociale e culturale. Hai colto ogni aspetto con grande finezza.

  5. Rosa il said:

    Non è passata che una manciata di minuti dalla fine della lettura di questo libro che mi ha piacevolmente rapita. Oserei definirlo, più che un racconto, un vero e proprio viaggio in terre per me sconosciute e dipinte nel mio immaginario quasi solo per le tristi vicende di cronaca apprese in tv.
    Un viaggio, dicevo, perché sono riuscita a immedesimarmi nella saggia quanto sensibile Aidha e vivere con lei l’abbandono della casa natale e rifugiarsi in una terra sconosciuta ma che custodiva, in realtà, una parte della sua stessa vita perché terra natale della defunta madre. Un viaggio per rifugiarsi ma che, allo stesso tempo, ha liberato importanti verità a lungo tempo sepolte dall’orgoglio e da tradizioni patriarcali fortemente radicate. Ho potuto conoscere, quindi, un patrimonio di tradizioni ed una cultura a dir poco affascinanti che, seppure in alcune parti opinabili, ne evidenziano l’importanza nella gestione di una comunità di persone e simboleggiano il saldo legame tra passato e presente. A te, Eliana, non posso che esprimere le mie più sincere congratulazioni per essere riuscita a regalarci delle ore di letture scandite da emozioni, magia e interessante scoperta di un mondo nuovo raccontato come se ne facessi parte da sempre. Ad maiora semper!

    • elianaiorfida il said:

      Cara Rosa,
      se il mio libro ha potuto contribuire, anche in minima parte, a svelare quegli aspetti del Medio Oriente e dell’affascinante e ricca cultura arabo-islamica che, per diverse ragioni, vengono taciute dai media tradizionali, non posso che esserne felice. Come dici tu, il nostro immaginario “occidentale” è drogato da stereotipi e pregiudizi che troppo spesso ci impediscono di incontrare l’altro – le culture altre – in modo sereno, con il giusto spirito di curiosità e accoglienza. Viaggiare significa conoscere, immedesimarsi, “assaggiare”; proprio come leggere, nella misura in cui la lettura stessa diventa viaggio alla scoperta di noi stessi e di altri mondi possibili.
      Grazie per il tuo commento!

  6. Marco il said:

    Ciao Eliana,
    il tuo libro mi è piaciuto molto. Letto all’inizio a pezzi come faccio con tutti libri, dall’incontro di Aidha con Karima sono andato avanti come un treno fino alla fine. Peccato, terminato troppo in fretta. Mi sarebbe piaciuto sapere che fine hanno fatto alcuni personaggi, tipo ad esempio Najib. In alcuni punti è molto “dalla parte delle donne” ma ne capisco il motivo e concordo sulla infelice situazione femminile presente in alcuni paesi. Spero che tu sia in procinto di scriverne un altro.
    P.S. Mi hai anche commosso in alcuni passaggi.
    Un caro saluto

    • elianaiorfida il said:

      Grazie, Marco!
      Devo ammettere che non sei il primo a rimpiangere un finale più articolato, esprimendo curiosità per le sorti dei protagonisti e desiderio di un eventuale seguito. Queste osservazioni “non sazie” confermano un coinvolgimento emozionale che mi fa piacere e, al tempo stesso, mi stimola nella ricerca di nuove soluzioni per il prossimo romanzo (che ti confermo essere a buon punto! 😉 ).
      Sette paia di scarpe è una storia vera, che non si schiera “dalla parte delle donne”, ma le racconta, tra passato e presente, attraverso lo sguardo e la voce di una ragazza araba.
      Non credo ci sia una “situazione femminile” da indagare a prescindere, circoscritta a determinati luoghi del mondo. Credo, piuttosto, che esistano intorno a noi tanti protagonisti invisibili – donne e uomini – di storie taciute, la cui straordinarietà nell’ordinario merita di essere narrata.

  7. Mariarosaria il said:

    Viaggio in un altro mondo, antico e lontano e così ben descritto da non sembrare più sconosciuto.
    Lettura facile, scorrevole e soprattutto piacevole.
    Brava Eliana! Spero di rileggerti presto.

  8. Marialuisa il said:

    Sette paia di scarpe é un libro piacevole e leggero, dire molto bello sarebbe riduttivo, perché è più che questo e non solo questo. Dire Leggero non significa sminuirlo: leggero è il modo in cui il testo riesce ad entrarti dentro per poi consolidarsi e rimanerci per molto tempo. Come una favola d’altri tempi, ti accompagna in un mondo che però non è né lontano né incantato. E’ anzi così vicino che quasi sembra di conoscerlo molto bene. La storia principale, come nelle novelle di Alf Layla wa Layla, apre le porte ad altre piccole storie che non si vede l’ora di scoprire, ma che sono dosate sapientemente lungo le pagine non lunghe e non appesantite da parole di semplice riempimento. Al racconto fa da cornice un luogo che possiede già da se una grande storia e un grande mistero. Mi ha fatto venire voglia di riscoprire un mondo che in qualche modo mi appartiene, appartiene forse a tutti. Le descrizioni dei luoghi e delle persone sono curate nei dettagli, sembra quasi di vedere ogni cosa con gli stessi occhi della ragazza che narra le vicende, che non ha mai un punto di vista assoluto sulle storie che narra, mai giudica e mai condanna, semplicemente osserva e prende atto. Un libro che sicuramente dentro di me lascerà un segno del suo passaggio. Complimenti e tanti auguri di cuore all’autrice.

    • elianaiorfida il said:

      Grazie per la tua generosità!
      Apprezzo in modo particolare l’osservazione sulla leggerezza – volontà di entrare in punta di piedi in un mondo “altro” da me, così come nel mondo personale del lettore – che assume spessore nel momento in cui si lascia sedimentare la lettura nel tempo.

  9. In questi giorni mi sono tuffata dentro un libro intenso e ricco di Storia vera. Quelle storie che ci appartengono. Che sono dono prezioso, sono luce. “Sette paia di scarpe” è un cammino di vita raccontato dalla bravura di Eliana Iorfida con grande Maestria e sentimento. Vorrei raccontarvi molto ma non voglio svelarvi la grandezza dei personaggi che si incrociano nel cammino. Spero possa essere per voi un dono gradito e attendo di abbracciare Eliana che mi ha emozionata.

  10. Paola Martino il said:

    Ho letto uno splendido romanzo: avrei voluto che “Sette paia di scarpe” non finisse mai!
    Mi piaceva l’idea di far parte di quei luoghi straordinari, custodi di un remoto passato, forse anche di un antico mio cammino: cercare, scavare, svelare per poi….riprendere il viaggio attuale, in un mondo in cui le piaghe della guerra costellano la nostra aspirazione a qualcosa che abbiamo perso e che dobbiamo ri-cercare nelle nostre profondità…
    Ho apprezzato la tecnica narrativa adottata che cattura subito, anche nella sapiente commistione di descrizioni, dialoghi e azioni ora rallentate, ora giustamente dinamiche.Se da un lato l’autrice dimostra una indubbia padronanza della lingua, fluida e “naturale”, senza sbavature o ricercati arabeschi letterari, ma armoniosamente equilibrata, dall’altro il procedere asciutto, essenziale nella sua sobrietà, non fa sentire “estraneo” il lettore, osservatore interno al Viaggio che promette la più bella delle mete: l’appuntamento con se stessi, nell’ascolto di quella inconfondibile voce interiore e nella focalizzazione delle luci e delle ombre, in giochi chiaroscurali che non confondono ma tracciano la direzione esistenziale.
    I personaggi sono tratteggiati con nitide pennellate che ne connotano un realismo mai scontato ma vitale nel combinare introspezione e azione. Aidha è il simbolo potente della giovane eroina che, muovendosi nei meandri di un’adolescenza pensosa e a tratti infantile, chiede di crescere in una consapevole volontà di conoscenza: come non amarla da subito? Come non lasciarsi catturare da quell’atmosfera vagamente misteriosa, che miscela il fascino di un passato quasi favolistico con una modernità inquietante e dolorosa ma che riconosciamo subito?
    Le luci, i colori, gli odori, i sapori, gli occhi orientali, le parole arabe, le indimenticabili figure incontrate: nello sfondo la Storia, quella antica, quella attuale, nella ineluttabilità delle azioni umane e di un Fato che chiede di essere compreso…
    Si resta in Siria: non è facile tornare. I lettori sono avvisati.

    • Paola cara…cosa aggiungere? Rileggendole, posso dire in tutta onestà che le parole che hai riservato alla narrazione, ad Aidha, sua indiscussa protagonista e a me – al mio viaggio, che in qualche misura diventa il viaggio di tutti noi – sono tra le più intense, partecipate e toccanti che mi siano state rivolte. Grazie di cuore!

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