Il Mediterraneo sotto le stelle

Ho deciso di partire per un viaggio spazio-temporale nel Mediterraneo, solcando le acque mitopoietiche sulla cui superficie, per secoli, popoli distanti tra loro hanno intrecciato rotte, commerci, arti, cibi, storie di vita quotidiana, amori e odi profondissimi. Mi sono imbarcata al Pireo, anzi, sono “scesa al Pireo”, proprio come fece Socrate per bocca di Platone nella “Repubblica” e come magistralmente invita a fare Alessandro Vanoli, capitano di ventura del sublime libro-viaggio dal titolo “Quando guidavano le stelle. Viaggio sentimentale nel Mediterraneo” (Il Mulino, 2015).

Una voce narrante che diventa voce “viaggiante” e, prendendoci letteralmente per mano, ci accompagna in quattro navigazioni a vento che scivolano con leggerezza a pelo d’acqua, toccando ora una sponda ora l’altra dell’antico mare nostrum in momenti storici diversi, senza rinunciare a qualche tuffo più in profondità. 

 

“La storia di un mondo che non c’è più. Un mondo fatto di scambi e di commerci, di guerre e di conflitti, di una babele di lingue e di grandi civiltà, di religioni e di fanatismi sullo sfondo di un passato millenario e grandioso. […] Sino a non molto tempo fa parlare di Mediterraneo voleva dire evocare tutto questo. […] E tutto questo ora sta scomparendo. […] ll libro comincia da qua: dal momento in cui mi sono reso conto che io di quel Mediterraneo antico avevo ancora bisogno”.

 

Affidandoci alle stelle, proprio come i naviganti di un tempo, scopriamo l’Egeo di Ulisse e l’Alessandria di Tolomeo; il dramma che si consuma negli ultimi giorni di Cartagine e le leggende del porto di Ostia; e poi ancora il cuore dell’islam, tra i deserti d’Arabia e i mercati di Palermo, fino allo splendore del califfato andaluso; le spezie e i tessuti di Genova e Venezia; i dervisci di Bisanzio e di Cipro passando per Napoli, prima che le stelle sulle nostre teste si spengano per sempre.

Su questi lembi di terra – e di mare tra le terre (medi-terraneo) – apprendiamo il commercio dei fenici e la saggezza dei greci, le glorie di Roma, la diffusione dei grandi monoteismi; vediamo sorgere e frantumarsi regni, imperi e califfati; fiorire culture, lingue e traduzioni perché, come osserva l’Autore, “studiare è potere, tradurre è conquista”.

 

“Ma pure tutto questo in fondo non è importante” perché c’è sotto “qualcosa di ancora più semplice e immediato, qualcosa che parla di Ulisse ma anche di noi: c’è un uomo, in un mare che sembra infinito, sotto una volta immensa di stelle; tutto qui. In questo Mediterraneo antico noi seguiamo Ulisse; di terra in terra, di porto in porto, con gli occhi alle stelle”.

 

Così lo storico cede definitivamente il timone al viaggiatore romantico che segue solo la rotta di un concetto, un’idea, una suggestione…un “viaggio sentimentale” e nulla più.    

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